La domenica delle Cittaslow, proclamata per l’ultima domenica di settembre, vede coinvolte oltre 200 cittadine e località che fanno parte di Cittaslow.
Cittaslow, “Rete internazionale delle città del buon vivere”, è un’associazione di Comuni sparsi in ogni continente (quelli italiani sono una settantina) che hanno fatto dello sviluppo sostenibile il loro mantra, la filosofia che ispira l’operare amministrativo e politico per la costruzione di uno stile di vita “buono, pulito e giusto” ispirato da Slow Food, socio fondatore di Cittaslow assieme ai Comuni di Greve in Chianti, Bra, Orvieto e Positano.
Se nei tre aggettivi “buono, pulito e giusto” Slow Food sintetizza le caratteristiche a cui si devono ispirare le produzioni agricole, Cittaslow si propone di estenderne la valenza alle amministrazioni delle piccole città, dei paesi e dei borghi che costellano l’Italia, l’Europa e il mondo intero.
“Buona” diviene l’attività amministrativa per la qualità della vita dei cittadini, dei servizi, delle strutture; in un contesto ambientale “pulito” e rispettoso del paesaggio, delle tradizioni e delle risorse locali; secondo un modello “giusto” nell’organizzare le comunità su principi di solidarietà, convivenza, rispetto delle regole, inclusione.
Grumes è la più piccola in assoluto del gruppo e fa parte di Cittaslow dal novembre 2011, ammessa secondo protocollo dal Comitato scientifico grazie alle iniziative messe in atto nell’ultimo decennio e ispirate allo sviluppo sostenibile “tout court”.
L’essere socia di Cittaslow implica coerenza amministrativa ai principi dell’associazione. Per contro ne deriva positività di immagine, stimoli al radicamento dei principi, scambi di buone pratiche, forza e supporto nelle relazioni fra le città e gli organismi nazionali ed internazionali.
Domenica 28 settembre si festeggerà in tutto il mondo la giornata internazionale delle Cittaslow: “Cittaslow Sunday”.
Grumes aderisce per il secondo anno all’iniziativa con un programma di due giorni focalizzato sull’essere paese agricolo di montagna:

In occasione della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, le dieci biciclette elettriche in dotazione alla Rete delle Riserve Alta Val di Cembra-Avisio, noleggiabili in 2 stazioni di ricarica a Faver e a Grumes, potranno essere noleggiate gratuitamente!
Un’iniziativa a cura di: Rete delle riserve Alta Val di Cembra – Avisio, Comunità della Valle di Cembra, Sviluppo Turistico Grumes.
INFO: info@vivigrumes.it – cell 348 3419866 (Grumes), cell 348 3419848 (Faver)
Vedi tutte le iniziative in programma sul sito dell’Ecosportello di Trento.
Sergio Valentini (Slow Food Trentino Alto-Adige) e Walter Nicoletti, noto giornalista e conoscitore del territorio, discuteranno di tutela della biodiversità attraverso la cucina e di valorizzazione delle produzioni locali nelle piccole realtà di montagna.
Venerdì 19 settembre a Grumes, ore 20:30 – Teatro Le Fontanelle

Giovedì 28 agosto appuntamento con la conferenza “Radici: dalla terra al futuro. Nuove risorse per la montagna“.
Una serata in cui si parlerà di cosa ci spinge a rimanere o a ritornare alla montagna, con Annibale Salsa, già presidente emerito del CAI, e Alberto di Gioia dell’associazione Dislivelli (Torino), che all’interno del libro “Nuovi montanari” ha dedicato un capitolo a Grumes e all’Alta Val di Cembra.
Presso il teatro “Le Fontanelle” a Grumes alle ore 20:30.
“RADICI: dalla terra al futuro” è della rassegna allestita per il 2014 dal Comune di Grumes e dall’intero mondo del volontariato con la regia della società Sviluppo Turistico.
Scarica il programma dell’estate 2014 a Grumes!
Il progetto intende affondare le proprie “RADICI” dentro la TERRA, dentro una comunità per capire e conoscere la forza della propria identità, della propria storia, del mondo in cui si è alimentata e cresciuta: la montagna.
Conoscere la TERRA dove le RADICI si affondano, comprenderne l’”humus”, le risorse nascoste o dimenticate consente di capire la vitalità e la forza della pianta, consente di prendersene cura di rivitalizzarla e ridarle vigore e FUTURO.
Il progetto parte anche dall’entusiasmo per un rinnovato interesse per la terra da tempo abbandonata. Abbiamo nuove tecnologie, un’organizzazione e una capacità produttiva, reti di comunicazioni e commerciali efficienti che possono ridare valore anche alle nostre terre.
Un programma davvero nutrito con mostre, concerti, recite, cinema, conferenze di approfondimento, rassegne gastronomiche, passeggiate, simposio di scultura in un mix ben congegnato e strutturato in tema per consentire a tutti di percepirne e goderne il senso.
Sabato 17 maggio, in occasione della manifestazione “Palazzi Aperti”, vi proponiamo una visita guidata gratuita lungo il Sentiero dei Vecchi Mestieri.
PROGRAMMA
> Ore 9.00 Ritrovo e partenza dall’ostello di Grumes
> Ore 11.00 Visita alla segheria veneziana e alla fucina
> Ore 12.30 Ritorno a Grumes
Visita gratuita. Prenotazione obbligatoria entro le 12.00 del giorno precedente.
Possibilità di pranzare presso uno dei ristoranti convenzionati con l’ostello.
Info e prenotazioni: Paolo Piffer cell. 327.1631773
IL SENTIERO DEI VECCHI MESTIERI: LA SEGHERIA VENEZIANA E L’ANTICA FUCINA
Il sentiero tra i Comuni di Grauno, Grumes e Sover è caratterizzato nel primo tratto dalla presenza di molti antichi opifici lungo il corso del Rio Molini e vecchi terrazzamenti abbandonati un tempo dedicati a un’agricoltura di sussistenza. Tra questi opifici, consigliamo in particolare la visita alla segheria veneziana e alla fucina del fabbro, che, dopo un laborioso restauro, può essere messa in funzione.
Il 30 aprile 2014 al Multisala Modena (sala 1) sarà proiettato il film documentario “Una memoria di ferro” (2012) di Tommaso Pasquini, che racconta la storia di molti trentini – e tra questi, molte famiglie originarie di Grumes – emigrati a Fontoy, in Francia.
Scopri di più sul sito del Trento Film Festival
Fontoy, Lorena francese. Delle centinaia di miniere di ferro che per quasi un secolo alimentarono il motore dell’economia europea, oggi non rimangono che gli scheletri arrugginiti di enormi strutture in fase di smantellamento. Simboli di un sistema produttivo in grado di richiamare quantità immense di lavoratori da tutta Europa grazie al miraggio di una vita migliore. Anche gli abitanti del Trentino abbandonarono in massa i propri paesi per raggiungere questi luoghi, preparando una scalata sociale che conduceva in un solo luogo: la miniera.